“Se qualcuno vi si avvicina con un dono e voi non lo accettate, a chi appartiene il dono?”, domandò il samurai. “A chi ha tentato di regalarlo”, rispose uno dei discepoli.

“Lo stesso vale per l’invidia, la rabbia e gli insulti”, disse il maestro: “Quando non sono accettati, continuano ad appartenere a chi li portava con sé”.

— un saggio amico su fb (via tommaso)

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

Italo Calvino - “Le città invisibili”

— via Waway
skiribilla:

come disegnare le tette
(ht Armando Rossi)

skiribilla:

come disegnare le tette

(ht Armando Rossi)

Diciamocela tutta: Sarkozy era un avvocatuccolo di provincia, la Merkel una funzionaria della Germania dell’Est. Obama era un modesto avvocato che è stato montato tantissimo dal sistema mediatico. Berlusconi vicino a loro giganteggiava, lui era un taicon (pronunciato così, ndr). Fa analisi lucidissime, le sue analisi economiche fanno spellare le mani, una visione unica. E poi è in forma, ha persino buttato giù la pancia
Tutto il meglio di Michaela (Biancofiore, nuovo sottosegretario) 
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E far l’amore anche se il mondo muore

Domenica 15 aprile, al Museo Monumento al Deportato di Carpi.

Titolo bellissimo per uno spettacolo che scopro per caso e mi affascina.

qualcosa comunque rimane sempre anche quando una persona viene umiliata, sminuita, un residuo di umanità rimane, preme e pulsa e ad essa ti affidi perché è la tua unica salvezza, che sia amore, desiderio, memoria”

Le cinque parole più difficili da dire:
1. Prestidigitazione.
2. Ineleggibilità.
3. Fenilalanina.
4. Desossiribonucleico.
5. Scusa.
(Fonte: fioriscimidentro)
Il fatto che nessuno ti capisca non fa di te un artista
— Scritta nel bagno dell’accademia di belle arti di Macerata (via squarciodianima)
Potenzialmente il centrosinistra può vincere qualunque elezione, poi purtroppo si vota. Sono bravi coi preliminari. #PettingDemocratico
Com’è che un amore finisce? Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perchè qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore. Ma finisce pure quando non si consuma niente e anzi: tutto rimane come il primo giorno. Così perfetto che pare finto. E allora almeno un po’ forse bisognerebbe usarlo, l’amore. E se poi finisce perché mentre lo usi ti cade per terra e si rompe? Anche quello può capitare. Così come che lo lanci in aria, per giocare, e quello però non ti torna più indietro: può capitare. O magari finisce perché te lo scordi da qualche parte, perché lo vuoi tenere sempre chiuso in tasca per non perderlo, ma così marcisce, va a male. Finisce perché andavi di fretta, finisce perché rimani indietro, finisce perché vuole finire, perché deve finire. Finisce perché non c’è cosa più impossibile da tenere a mente, quando un amore comincia, che potrebbe finire….
— [Chiara Gamberale “Le luci nelle case degli altri”] (via redhairgirlinrevolution)